Il progetto Fico Eataly sbarca a Hong Kong

Il referendum costituzionale, per il quale si voterà domenica 4 dicembre approda a Hong Kong. Il tema politico è stato uno dei temi sollevati dagli investitori internazionali alla conferenza stampa di presentazione del progetto agro-alimentare Fico Eataly World all’undicesima edizione del Mipim Asian Property Summit tenutasi nei giorni scorsi. «Quali instabilità ci saranno in Italia se al referendum dovesse vincere il no?», è stato chiesto da alcuni operatori esteri al team di professionisti che, dopo la tappa di New York, ha presentato anche in Far East il progetto agroalimentare che sarà inaugurato nel settembre del 2017 a Bologna (80 mila mq di riconversione industriale che coinvolgerà oltre 2 mila aziende, creando complessivamente 3 mila posti di lavoro e per il quale sono attesi più di 6 milioni di visitatori). Insomma, la politica ha avuto il sopravvento sull’immobiliare all’evento che ha richiamato a Hong Kong 850 operatori del settore con una presenza italiana che comprendeva le Generali (con la branch di Singapore), la Feidos di Massimo Caputi, Ernst&Young, i vertici di Fico Eataly World a partire dall’ad Tiziana Primori ed esponenti delle maison di moda Prada (quotata alla borsa locale) e Ferragamo: questi due ultimi gruppi sono interessati allo sviluppo di iniziative retail in Asia. I soci promotori del progetto agro-alimentare emiliano, ovvero il Caab di Bologna, la Eataly promossa da Oscar Farinetti e partecipata dalla Tip di Gianni Tamburi, e Prelios che, nel 2014 su iniziativa dello stesso Caputi, definì la creazione del fondo PAI (Parchi Agroalimentari Italiani) che svilupperà l’iniziativa alla quale parteciperanno investitori internazionali. Ma la missione asiatica dei promotori e manager di Fico è legata anche al fatto che si vuole riproporre il progetto anche in altri mercati: oltre a quelli europei si sarebbero poste le prime basi per avviare un cantiere simile in Australia. Inoltre la volontà dei soci promotori è anche quella di trovare interlocutori nel Far East per dare vita a piattaforme distributive dei prodotti alimentari tipici del made in Italy anche in quei mercati.