MF – Retroattività leggi italiane fa scappare fondi esteri

MF – Massimo Caputi
La retroattività delle leggi italiane ha fatto scappare i grandi fondi esteri

Come noto si svolge in questi giorni in Francia il Mipim, salone internazionale di finanza immobiliare, manifestazione unica nel panorama mondiale che vede il confronto annuale di tutte le proposte di investimento del mondo e di tutti gli investitori. È l’anno peggiore per l’Italia! Con una politica economica ottusa nel 2010 (DL 78/2010) e nel 2011 (DL 70/2011) sono state introdotte dal ministero dell’Economia alcune norme che, pensando di drenare nuovi incassi per il fisco, hanno penalizzato gli investimenti immobiliari in Italia da parte degli operatori esteri; aspetto ancora peggiore è stato che le norme erano attive anche per gli investimenti stranieri già effettuati e ciò ha provocato la ricorrente frase «doesn’t make sense!».Risultato: oggi il motto di tutti i principali investitori mondiali nel real estate è «Italy is out of the radar». E non è la situazione politica, come di solito si banalizza, il principale motivo di tale generalizzato atteggiamento; i grandi investitori istituzionali investono con logiche diverse da quelle del piccolo risparmiatore, chiedono una sola cosa: certezza del diritto e delle norme. Modificare la tassazione con gli investimenti in corso e addirittura in modo retroattivo è violare un condizione irrinunciabile se si vogliono attrarre investimenti: non cambiare le regole in corsa. È evidente che chi ha generato queste norme non ha valutato gli effetti sul mercato e ha fatto male i conti sulla fiscalità recuperabile; soldi il Fisco ne ha incassati pochi e ne ha persi moltissimi, intanto è stato prosciugato un flusso di valuta verso il Paese. In un mondo ideale l’Italia rappresenterebbe il 2% dell’asset class bene immobile a livello mondiale e il 15% in Europa. Oggi siamo vicini allo zero! E così al Mipim c’e’ un susseguirsi di incontri che si concludono con la frase: «Tutto bellissimo, ma l’Italia è fuori dalla mente degli investitori esteri»; e si badi bene che l’investitore globale ha logiche diverse da quelle del piccolo risparmiatore: oggi investe in Grecia, in Spagna, persino in Libano, ma non in Italia. La mancanza di investitori istituzionali esteri (e non parlo dei fondi speculativi sempre pronti a drenare opportunità al ribasso) si riflette in modo drammatico su un’ampia fetta dell’economia del Paese: se non c’è domanda esterna, crolla la domanda interna; così è stato in questi mesi e sarà sempre peggio nei prossimi mesi. Peraltro con le banche che stanno diventando delle gigantesche immobiliari, i prezzi si deprimeranno sempre più. E non fa testo qualche ricco investitore singolo che acquista selezionati «trophy asset». Invertire il ciclo negativo non sarà assolutamente facile: ci vogliono soggetti che conoscono il mercato estero e in grado di rimontare la figuraccia fatta. E questo mentre in tutto il mondo si fa a gara ad attrarre investitori esteri: basti pensare che il socialista Hollande ha ravvivato la norma fiscale che varò Sarkozy a vantaggio degli investimenti del Qatar in Francia! E inviterei seriamente i nostri governanti passati, presenti e futuri a visitare lo stand del ministero dell’Economia tedesco al Mipim, nel quale fanno bella mostra i principali operatori privati tedeschi del settore che presentavano le loro proposte di investimento agli operatori internazionali; il governo tedesco non si è inventato fantasiose e inutili formule per tentare di svendere qualche inutile pezzo di patrimonio pubblico; ha preferito rendere appetibile il mercato interno con norme chiare e certezza del diritto a tutela degli investitori. Il motto dovrebbe essere «Italy back in the radar».