Milano Finanza – Basta depressione

Milano Finanza – Roberta Castellarin e Paola Valentini
Basta depressione

Basta con il pessimismo. L’Italia ha un sistema produttivo solido, ma continua a pagare un rischio Paese che ormai non è più giustificato. Nonostante l’impasse post elettorale. L’Italia ha un rapporto deficit/pil inferiore al 3%, ha uno dei regimi previdenziali più solidi in Europa dopo la riforma e vanta un avanzo primario del 2,5%, tra i più alti in Europa. Inoltre l’indebitamento complessivo del Paese, che tiene conto di debito pubblico e ricchezza privata, è tra i migliori in Europa. Oggi quindi è necessario che per l’Italia ci sia un margine di flessibilità nel valutare il peso degli investimenti sul deficit pur nell’ambito della disciplina di bilancio. Le imprese italiane, come dimostrano i bilanci delle quotate in Piazza Affari, hanno saputo crescere nonostante il Paese in recessione e ora devono poter contare su una maggiore fiducia per poter agganciare la ripresa della crescita mondiale. Quindi basta con il pessimismo e la depressione, serve un’iniezione di ottimismo. C’è bisogno di una doppia fiducia, quella a un nuovo governo e quella al Paese e ai suoi cittadini. È l’appello firmato da imprenditori, professionisti, analisti e gestori italiani ed esteri che non si riconoscono più con questa immagine dell’Italia sulla via del declino. Un appello che fa seguito alla dura presa di posizione dei Comuni italiani fermamente intenzionati a violare il Patto di stabilità pur di sbloccare i crediti che le aziende vantano nei loro confronti. Un appello che passa necessariamente anche attraverso una riduzione della pressione fiscale, davvero insostenibile sia per le imprese che per i cittadini. Perfino la rigorosa Angela Merkel ha promosso i conti dell’Italia. È «pienamente giusto» per la cancelliera tedesca che l’Italia, con un rapporto deficit/pil inferiore al 3%, possa avere maggiore spazio per gli investimenti, come previsto del patto di stabilità e crescita. Una risposta alla lettera – invero piuttosto timida – del premier uscente, Mario Monti, che ha chiesto di combinare il rigore con la crescita. In effetti oggi sono in primo piano le difficoltà per l’Italia di darsi un nuovo governo e un debito pubblico che è tornato a sfondare i 2 mila miliardi, «ma nel secondo trimestre del 2013 l’aspetto fondamentale da valutare sarà la direzione delle misure programmatiche del governo. L’austerity di Monti è una realtà i cui benefici iniziano solo ora a essere percepiti. Per il sistema-Italia sarebbero sufficienti limitati tagli di bilancio per raggiungere un punto di equilibrio e bloccare così l’aumento del debito pubblico, diversamente dalla difficile situazione di Spagna, Francia e Regno Unito, i cui disavanzi di bilancio sfiorano il 10% del pil», dice Neil Dwane, responsabile investimenti per l’Europa di Allianz global investors. E poi l’Italia deve ancora giocare la carta del Taglia debito, un piano indispensabile che è rimasto lettera morta col governo Monti. Secondo il gestore, poi, «il settore bancario italiano è meno esposto alle dinamiche incerte dei mercati globali, in termini di volatilità e imprevedibilità, e può ricoprire un ruolo fondamentale per l’economia italiana. Gli istituti bancari si ritrovano con un settore privato forte e conservativo, senza evidenze significative di bolle immobiliari». Allianz Global Investors stima che il mercato italiano attualmente sembra essere molto conveniente, con un rapporto prezzo utili medio pari a 8, a fronte di 22 degli Usa, 16 del Giappone e 14 dell’indice Msci Europe. «Pensiamo che molti investitori continuino a confondere le prospettive delle società italiane con i problemi dell’Italia, ma questo è un errore perché quasi il 50% degli utili di tali società deriva da business esteri. Noi riteniamo che sia possibile individuare un buon numero di società italiane che hanno una vera impronta globale e una limitata dipendenza dalla crescita del pil italiano». Proprio il made in Italy sale alla ribalta dall’analisi dei bilanci 2012 delle quotate a Piazza Affari. Lo scorso anno infatti il fatturato delle oltre 120 aziende industriali che finora hanno reso noto i propri dati è balzato del 12,5% rispetto al 2011, con una redditività delle vendite del 9,8%. L’utile è invece aumentato del 6,8% e l’indebitamento finanziario netto è sceso del 6%. A brillare sono soprattutto le blue chip che portano i grandi marchi italiani nel mondo come Luxottica, Ferragamo, Pirelli, Campari, Prysmian e Tod’s. Società che sono pronte a scommettere sul futuro dell’Italia. Come conferma proprio Brunello Cunicelli, ad e presidente della società: «In questi mesi ho incontrato diversi imprenditori e in loro ho trovato una comune voglia di reagire e di provare che l’Italia è uno splendido Paese». Non a caso sono le società che da inizio anno a Piazza Affari registrano performance superiori alla media. A partire proprio da Salvatore Ferragamo, miglior titolo del Ftse Mib con un rialzo da gennaio del 25,5%, seguito da Luxottica (+23,9%). Sempre nel lusso spicca il 16,5% di Tod’s che ha sfondato la soglia dei 100 euro e ora quota 111 euro ai massimi storici. «Quello che emerge è che abbiamo un sistema produttivo solido, se si valuta la gestione in base al parametro della cassa e delle attività a breve emerge un quadro positivo. Dai bilanci emerge che il sistema Italia tiene, che sa puntare sulle esportazioni e ha un buon grado di resistenza nonostante la recessione. È un peccato che queste aziende paghino ancora un rischio Italia», dice Mario Spreafico, responsabile investimenti del private banking di Schroder. E proprio il rischio Italia fa sì che le imprese quotate, nonostante i conti positivi, abbiano corso meno in borsa dei competitor europei. «La borsa italiana è davvero sottostimata rispetto alle altre borse e questo penalizza anche aziende che crescono», dice Massimo Caputi, presidente di Feidos. Certo, resta il nodo dei debiti di oltre 100 miliardi delle aziende nei confronti dello Stato che pesa come un macigno sulle società, un problema che riguarda non solo le quotate, ma tutto il sistema Italia e che va risolto al più presto. Lo ha fatto nei mesi scorsi la Spagna che in pochi mesi ha sbloccato pagamenti per 27 miliardi e anche l’Italia deve trovare le risorse necessarie per farlo. Non solo. L’Italia deve diventare più attraente per gli investitori esteri, che chiedono uno Stato più efficiente e un quadro normativo che sia stabile nel tempo.