Saturnia conferma: proposta entro fine mese

La società guidata da Caputi è interessata però solo alla gestione. E rileva alcune criticità, tra cui la portata dell’acqua di Giovanna Mezzana

Terme di Saturnie tiene gli occhi sulle Leopoldine. E per confermarne l’interesse, la società che gestisce il complesso termale-gioiello, incastonato sulle Colline dell’Albegna, rivela al Tirreno che sta lavorando ad un progetto di riqualificazione su cui alzerà il velo entro la fine di febbraio. Sarà una proposta definita “gestionale”: e da qui parrebbe tramontare l’ipotesi – circolata martedì in Commissione partecipate – che Terme di Saturnia potesse avere una propensione per l’acquisto dell’immobile.

Usciti dal radar degli ipotetici pretendenti il Gruppo Quadrio Curzio, grande player del settore turistico-termale italiano, e la pistoiese Cubo srl, Terme di Saturnia non si tira indietro e rilancia: sollecitati dal Tirreno, dalle colline mancianesi confermano l’interesse per le Leopoldine – solo quella “quota” del sistema termale montecatinese, almeno per il momento – e annunciano che si sta analizzando a fondo un progetto di riqualificazione; l’intenzione è quella di presentarlo ai diretti interessati entro la fine di questo mese.

Dall’apertura del bando per l’affidamento, Terme di Saturnia aveva fatto da Cassandra: e da mesi aveva pronosticato che quell’avviso sarebbe andato deserto perché eccessivamente oneroso per chi avesse voluto farsi avanti. Tastando il polso ad esperti e addetti ai lavori, alcune criticità (ovviamente) rimangono. Per esempio: la scarsità di portata dell’acqua termale, che costringerebbe ad un costoso sistema di riscaldamento dell’acqua delle vasche. Secondo: il debito che grava sugli immobili ipotecati, che renderebbe un po’ più faticoso – e rischioso – l’avvio degli investimenti per la riqualificazione; ecco perché parrebbe poco probabile un interesse di Terme di Saturnia per l’acquisto dell’immobile. Terzo: avrebbe assai poco a che vedere con gli usi funzionali e gli intenti di riqualificazione di Terme di Saturnia anche il progetto della piscina termale messo a punto dall’architetto Massimiliano Fuksas: un po’ come dire che sarebbe tutto da rifare. Quarto punto, tutt’altro che trascurabile: la durata della concessione prevista dal bando (17 anni) non consentirebbe di ammortizzare il valore dell’investimento. È credibile che tutti questi punti-criticità vengano contemplati nella proposta che verrà messa a punto e presentata da Terme di Saturnia e che la società che gestisce il resort da sogno alle spalle della costa maremmana individui anche possibili soluzioni da concertare con i diretti interessati.

Il complesso termale che sorge in provincia di Grosseto – Terme di Saturnia – passò di mano a fine 2017: dalla famiglia milanese Manuli – e per 40 milioni di euro – a Feidos che lo acquistò in tandem con il fondo americano York Capital. L’arrivo di un manager del calibro di Massimo Caputi – socio di riferimento di Feidos – innescò in Maremma grandi aspettative che oggi cominciano ad essere soddisfatte: nel complesso di Saturnia è in corso una riqualificazione e la proprietà ha intenzione di inaugurare una scuola di formazione per operatori del settore termale proprio nel borgo mignon.