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Terme, la Maremma punta sul supermanager

Il Tirreno. Giovanna Mezzana. Grosseto. 08.01.2018. Un team che fa capo a Massimo Caputi guiderà il nuovo corso delle Terme di Saturnia. Confindustria: “Chance straordinaria”

MANCIANO. Innesca un sistema di grandi aspettative per tutta la Maremma l’arrivo sulle Colline dell’Albegna di un investitore del calibro di Massimo Caputi. Abruzzese, 66 anni, imprenditore e top manager di grandi società private e pubbliche – da Prelios-ex Pirelli Real Estate a Sviluppo Italia (sono solo due esempi) – Caputi è presidente e socio di riferimento di Feidos, la società che insieme al fondo americano York Capital ha acquistato, per 40 milioni di euro e dalla famiglia milanese Manuli, il gioiello Terme di Saturnia. «Siamo entusiasti che investitori di così alto livello siano giunti in Maremma» dice Giovanni Mascagni, responsabile dell’area education di Confindustria Toscana Sud. Non rimane che sfruttare la chance, che pare scesa dal cielo inaspettatamente, e che potrebbe portare benefici non solo al mini-cosmo del Mancianese ma a tutta la Maremma. Qualcosa si è già mosso.

Il piano Restart. Usciti di scena dopo venti anni i Manuli, Terme di Saturnia spa oggi è per il 75% in mano a York Capital, fondo globale che rastrella investimenti in tutto il mondo – già nel capitale di Monte dei Paschi, secondo il Sole 24 ore – e per il 25% in pancia a Feidos. Entro febbraio la nuova proprietà calerà l’asso: alzerà il velo sul cosiddetto “Restart Saturnia”, il piano di restyling (soprattutto gestionale, a quanto sembra) che rilanceranno le Terme, che nell’arco degli ultimi dieci anni hanno perso il 40% dei clienti (paganti) delle piscine.

L’obiettivo. Tastando il polso ai nuovi investitori, emerge che il loro primo obiettivo è di imbastire la stoffa con un filo rosso che leghi indissolubilmente il complesso termale con il resto del territorio. L’obiettivo è: evitare che le Terme di Saturnia restino una cattedrale (di lusso) nel deserto (collinare), ma fare piuttosto di quel luogo da sogno il volano (già brandizzato) di un’offerta turistica di amplio raggio – da Sovana e Pitigliano alle Crete Senesi, dal Castello di Manciano a Capalbio – che è ricca di per sè ma forse non sufficientemente qualificata, valorizzata.

L’incontro. Il matrimonio con ciò che sta intorno alle Terme, insomma, s’ha da fare. E che le intenzioni di dei nuovi investitori siano serie lo testimonia non solo la fama che li precede ma anche i fatti. A dicembre, proprio a Saturnia, si è svolto un incontro tra le rappresentanze della nuova proprietà e quelle della Confindustria locale. «Realtà con un target di lusso come Terme di Saturnia – nota Mascagni – sono in grado di assicurare riverberi positivi su tutto il territorio perché sono in grado di innalzare il livello del turismo».

Largo ai giovani. Non solo. Nell’incontro è stato deposto il dna anche di un altro progetto che punta ad interconnettere gli istituti superiori maremmani dove si addestrano le abilità di chi un giorno lavorerà nel settore turistico con l’universo “Saturnia”. «Si pensa – dettaglia Mascagni – a percorsi di alternanza scuola-lavoro per sviluppare competenze di alto livello».

Il nodo. Pensa in grande Confindustria. E fa bene perché un’occasione come quella che è capitata alla Maremma non spunta tutti i giorni. «I successi imprenditoriali di Massimo Caputi e un profilo alto come il suo – aggiunge Mascagni – possono persino essere un traino per rimuovere quegli ostacoli infrastrutturali per colpa dei quali la Maremma patisce da anni». Che il passaggio di mano delle Terme di Saturnia siano un buon viatico per l’autostrada che non c’è? Chissà.