PER IL TURISMO È CRISI EPOCALE: SERVE UN PIANO STRAORDINARIO

II susseguirsi di Decreti e di annunci non pare affronti ancora il tema drammatico che sta esplodendo in Italia: la Pasqua, che di solito segna lo “start” della stagione turistica italiana ha invece sprofondato le imprese del turismo in un pozzo senza fondo. – Il Turismo pare essere stato finora il grande assente al tavolo della crisi. Inutile perdere tempo a descrivere cosa significhi il turismo – in tutte le sue sfaccettature- per il Paese e i crudi numeri di incidenza sul Pil e sull’occupazione sono inesatti al ribasso. Enormi flussi di turisti, con caratteristiche diversissime, sfuggono alle valutazioni statistiche annuali; basti pensare ai biker che sempre più numerosi attraversano il Paese, al turismo religioso, allo shopping turistico, o al Turismo Termale, fortemente radicato in tutti i territori e totalmente destagionalizzato che unisce un importante componente sanitaria e riabilitativa dal Piemonte alla Sicilia, con punte fortissime in Veneto ed Emilia Romagna. Comunque almeno il 15% del Pile degli occupati ruotano intorno al Turismo e il turismo italiano da anni, anzi da decenni, perde colpi considerando le gigantesche masse di turisti che oggi girano il mondo; oggi siamo superati in Europa dalla Francia e dalla Spagna; una volta eravamo i primi in Europa; da più parti si sollecita l’istituzione di un Ministero per il Coordinamento del Turismo. In numeri dell’industria turistica sono davvero complessi da mettere in chiaro, considerando effetti diretti-indiretti ed attività “satelliti”; nel 2019 ufficialmente il settore ha fatturato in Italia circa 60 miliardi; nel 2020 circa 40 miliardi si possono considerare persi e se va bene (ma deve andare bene davvero) a fine 2020 si potrà arrivare ad un terzo del fatturato del 2019, ma ho i miei dubbi. Ricordiamo anche che finora gli Italiani hanno speso circa 40 miliardi annui all’estero e su questo turismo di dovrà puntare considerato che la mobilità (in particolare aereo) sarà lentissima nel ripartire; quindi auto e treno saranno i mezzi di trasporto del Turismo nei prossimi due anni, pertanto turismo domestico e di prossimità ; certo non vedremo folle di turisti mordi e fuggi sui calli di Venezia o nelle strade di Firenze… sarebbe rischiosissimo. E ci sono circa 3.500.000. di lavoratori (numero enorme !) che tremano oggi a guardare il loro incerto futuro, come quello incertissimo delle Aziende; in nessun caso un numero cosi elevato di lavoratori -purtroppo- potrà tornare rapidamente in campo. Come già scrissi il 12 marzo, siamo-per il turismo- nella terza guerra mondiale e non si pub pensare di accumunare il Turismo agli altri settori dell’economia gravemente colpiti dall’epidemia la cui evoluzione è oggi ignota, ma che in un anno – si auspicatroveranno di nuovo un percorso; per il Turismo senza una straordinaria progettualità – ci saranno cenere e macerie. II sistema turistico si troverà a dover effettuare una riconversione incredibile, di cui oggi nessuno può valutare bene i costi e gli effetti. Facciamo un esempio banalissimo: la ristorazione dovrà applicare i principi della “distanza sociale” e tutti i posti a sedere dovranno essere ridotti ad un terzo; in pratica una sala ristorante di un hotel che ha 100 posti, potrà utilizzarne 35 con riduzione di clienti, fatturato e lavoratori. E questo è l’esempio più banale! Inoltre le implicazioni del “mondo turismo” sono trasversali a tutti i settori di gestione dei processi: ad esempio la formazione, si dovrà fare uno sforzo enorme per riqualificare gli addetti alle esigenze post Coronavirus. Le aziende turistiche stanno brutalmente perdendo soldi ogni mese, senza alcuna possibilità di recupero nel 2021 (il 2020 ripeto, è ormai andato). Peraltro i turisti stranieri in Italia nel residuo 2020 non li vedremo e nel 2021 dovremo cercare di recuperarli, lottando con una concorrenza mondiale spietata ed aggressiva.

In questo scenario è evidente che va varata la Crisi di Filiera Turismo, un progetto straordinario che trova ampie basi normative e che consenta, con un duro lavoro di almeno due anni, di riposizionare il Turismo italiano; solo uno strumento potente e gestito in modo solido da Stato-Regioni-Associazioni-Sindacati pub affrontare questa epocale crisi delle filiera turistica italiana.

Fortunatamente da pochi giorni si inizia a sentir parlare di Stato di Crisi della Filiera Turistica e una lettera del 9 aprile del Coordinamento Turismo della Conferenza delle Regioni al Governo evidenzia la necessità dello Stato di crisi. Un’ultima considerazione: viviamo in un Paese unico, dove spesso la sua unicità (storia, cultura, arte, natura, bellezza) viene svenduta e diventa bene di “nessuno” invece che patrimonio di tutti.

In UK ci fanno pagare 15 sterline per vedere un antico Wc di una regina! Considerate le limitazioni che il Turismo di massa dovrà avere, anche solo perle “distanze sociali” e perle difficoltà di mobilità, forse è l’occasione di ripensare il Turismo italiano in logica di valorizzazione di asset unici, piuttosto che di sfruttamento indiscriminato, come oggi spesso accade. Pensiamoci bene. 

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Massimo Caputi *Presidente Federterme (Confindustria)